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    December 18

    -TRUTH-

    Salve a tutti,
    è da tantissimo tempo che non scrivo sul blog e mi dispiace molto di ciò.
    Ma c'è stato (più di un) ottimo motivo.
    Ora vorrei che lo sapeste tutti, perchè la mia vita è cambiata totalmente e sento il bisogno di dichiararlo....spero avrete la pazienza di leggere perchè per me è davvero importante:
    Poco più di un anno fa, il 25 ottobre del 2005, come molti di voi sapranno, ho lasciato Davide per mettermi con Francesco. Da allora non so esattamente cosa sia successo al mio cervello, ma ho iniziato a comportarmi in maniera assurda, e mi sono trasformata....sono diventata un'altra persona, che io non conosco, nè sarò mai più.
    Sembrava che tutto filasse bene: studi, amici, ragazzo....ma non era affatto così. Infatti, nemmeno dopo una settimana io avevo fatto marcia indietro, ero tornata da Davide piangendo, l'avevo baciato e me l'ero ripreso. Da allora, e per tutto un anno seguente, fino all'ottobre del 2006 (che si è rivelato poi come l'anno più duro di tutta la mia vita), io ho assurdamente condotto una doppia vita parallela.
    Da una parte Francesco, il bravo ragazzo più grande di un anno che mi accompagnava ovunque e piaceva a mia mamma, il gruppo dei nostri amici di vecchia data, la possibilità di fare tardi la sera e di dormire fuori ogni sabato...dall'altra Davide, più giovane di me, l'amore totale, assoluto, disperato, sanguigno,l'arte, i nostri amici, le ore rubate, i permessi strappati a fatica ai genitori, mia madre che lo crede un amico ma comunque lo detesta, i baci di nascosto.....
    Sdoppiamento di personalità? Egoismo? Non so dirvi, e se continuerete a leggere capirete il perchè.
    Marta, la mia migliore amica, intuiisce che le cose non vanno, e cerca di farmelo notare, magari in modo sbagliato...ma io mi chiudo a riccio, ognuna di noi si arrocca sulle proprie posizioni, l'orgoglio sale, e ci perdiamo. La perdo. Perdo il primo, importantissimo, pezzo di me. Di conseguenza perdo anche Matteo, e faccio crollare la stabilità intorno a Francesco e al gruppo di amici, a marzo si incrina tutto pericolosamente nella mia vita, come la superficie sottile di un lago ghiacciato.
    Ad aprile rimango incinta, e nonostante la mia quasi totale sicurezza verso una delle 2 persone, in effetti non so di chi è il bambino.
    Non dico nulla di tutto questo a Davide, la persona più importante della mia vita, l'unico a cui non avevo mai mentito, l'unico a cui potevo dire tutto guardandolo negli occhi....convinta, che se sapesse della mia indecisione, se sapesse che io sono andata a letto con Francesco, non potrebbe sopportarlo....inizio a perdere anche lui... 
    Non so chi era la persona che ha firmato quelle carte, non io di sicuro. Ma in ogni caso, il 14 di giugno, alle 8 del mattino entro all'ospedale S. Giuseppe di Marino.
    Quando ne esco ho le gambe inzuppate di sangue, non mangio da 2 giorni, e non sono più incinta.
    Perdo mio figlio.
    Tutto si spacca.
    Rischio anche di rimanere sterile per delle complicazioni, ma per fortuna non accade, perdo tantissimo sangue, inizio a dimagrire in maniera spaventosa e le cose precipitano.
    Mi comporto in maniera sempre più assurda, mento agli amici, smetto di studiare, divento vile, infima, terrorizzata, sempre più ogni giorno che passa.
    Ad agosto parto per Londra, con i miei amici, ma non riesco a stare bene nemmeno lì, nemmeno con loro. So che gli sto mentendo su tutta la linea ma faccio finta di nulla, Davide inizia a intuire qualcosa e io divento paranoica, lo chiamo in continuazione, lo subisso di messaggi e, se per caso non risponde piango come una bambina. Al ritorno dall'Inghilterra gli mento clamorosamente: gli dico di aver lasciato Francesco, quando invece tutti i miei tentativi di farlo sono caduti nel vuoto a causa della mia paura irrazionale di rimanere da sola, mascherata da senso di colpa di ferire il diretto interessato. A settembre cerco di recuperare con gli studi, ma ci riesco solo in parte, la mia testa smette mano a mano di funzionare...a ottobre trovo un lavoro part-time in un ufficio di ragioneria, ma ormai sono irrimediabilmente compromessa, Davide ha in tuito molte cose e si allontana. Io, di riflesso lo inseguo e distruggo tutto, mi affido alle persone sbegliate, sragiono.
    Cominciano gli attacchi di panico, di giorno, di notte, anche sul lavoro.
    Una conoscenza comune, su mia assurda e suicida iniziativa racconta a Davide tutta la verità, aborto compreso. Lui mi lascia, mi disprezza.
    Perdo anche Davide.
     E' la fine, la mia testa smette di funzionare. Ho un ritardo nel ciclo che poi si rivelerà un principio di gravidanza isterica, un sabato di ottobre vado alla stazione di Ciampino per fare con lui un test di gravidanza. Risulta negativo. Ho un attacco di panico fortissimo, non respiro più, Davide chiama l'ambulanza, mi portano al Policlinico di Tor Vergata. Resto per 2 giorni sotto sedativi. La notte tra domenica e lunedì mi alzo, barcollando, per andare in bagno. L'infermiere, che sente il tonfo dell'albero della flebo che precipita mi trova priva di sensi sul pavimento, quando mi riprendo ho i conati di vomito, un dolore fortissimo alla testa e perdo sangue dal naso, mi riaddormento grazie ai sedativi, ma dopo poco mi sveglio, ed è buio.
    Non ricordo più niente dal 24 ottobre 2005 in poi, un intero anno di vita perso. Gli psichiatri parlano di amnesia isterica, io balbetto quando parlo e ho difficoltà persino a contare.
    Lunedì mattina mi portano a casa in stato confusionale, io continuo a chiedere a mia madre di Marta e Davide, non capisco perchè Francesco sia sempre in casa. Alla fine il dottore mi racconta la verità, aborto compreso. Svengo sul lettino. A casa passo le giornate in stato vegetativo, la mia famiglia, e i miei amici (che considero come parte di essa) fanno a turno per non lasciarmi mai sola. Tutto quello che riesce a fare Davide, invece, è scrivermi un sms "Lasciami in pace.", nel frattempo si mette con un'altra ragazza e va in giro a divertirsi, sforzandosi di cancellare gli ultimi 2 anni della sua vita, fingendo che io non esista. 
    Io smetto di dormire e di mangiare, scrivo per mio fratello le mie ultime volontà e progetto razionalmente di uccidermi il 17 di Novembre, giorno del mio "compleanno", nel Giardino degli Aranci, a Roma, scolandomi una boccetta di sedativo.
    Davide, dopo 15 giorni dalle mie dimissioni dall'ospedale si degna (solo grazie all'intervento di Valentina e Caterina) di venirmi a trovare. E' freddo come il marmo, ma quando restiamo soli piange, mi abbraccia, mi bacia e poi dice che però non ha significato, si sbaglia e mi chiama amore, se ne va sconvolto. So che lo stanno praticamente plagiando, ma sono impotente.
    I ricordi ritornano a strappi, mi arriva, finalmente il ciclo. Quando vedo il sangue in mezzo alle gambe mi metto a urlare, mi sale alla mente il giorno dell'aborto, la sala operatoria. Mia madre mi trova in bagno che piango e tremo, con il naso che pare spaccato, una fontana rossa. Le mestruazioni durano 10 giorni, io continuo a dimagrire e vomitare...47, 46, 45 kg....
    Ai primi di novembre riesco a procurarmi una fiala quasi vuota di Serenase, benzodiazepine, e una mezza piena di Rivotril, principio attivo Clonazepam, in grado di mandarmi al camposanto.
    Il 16 Novembre Davide viene a casa per tentare di dissuadermi. Io peso 44 chili, ho passato il limite dell'anoressia e anche quello che separa la donna dalla bambola, non dormo da 3 giorni. Lo imploro per un'ultima possibilità, ma lui non ha le palle nè per perdonarmi nè per starmi vicino, non ragiona più col suo cervello. "Addio Amore. e' l'ultima volta che mi vedi viva". Mi abbraccia e mi bacia piangendo, scappa via sconvolto.
    La mia famiglia sospetta, vengo guardata a vista.
    Arriva il 17 di Novembre, alla radio passano "Romeo & Juliet" dei Dire Straits, la nostra canzone.
    Quando il sole tramonta mi attacco alla fiala di Rivotril, senza pensare a niente. Ha un sapore strano, come di pesca amara.
    Poi, però, sento una voce nella mia testa. E' mia madre che piange. Penso a mio fratello e non ce la faccio. Mi attacco al telefono e chiedo al dottore di essere ricoverata.
    Mi portano a Frascati, ospedale S.Sebastiano, il dott. Cerasoni mi ricovera in s.p.dpcp Psichiatria.
    E' la fine dell'incubo.
    L'ospedale mi salva la vita, mi restituisce una parte di me stessa: quella che ha ancora voglia di lottare e di spendersi per gli altri. Sono io che aiuto gli altri, faccio amicizia con tutti gli infermieri, conosco Ale, che per me diventa come un fratello maggiore, Simona, che diventa uno dei pezzi più importanti di me, Katia, forte e fragile, e tutta la sua meravigliosa famiglia, Ljuba che ha vissuto la guerra e mi dà lezioni di Croato, Natalia che mi insegna lo spagnolo...sono io che leggo per qualcuno fino a farla addormentare, io che riprendo a dormire, a mangiare (lo schifo del vitto dell'ospedale sembra ottimo), a scrivere, io che piango e rido con gli altri, io che ritorno io sempre più, ogni giorno che passa, ogni volta che riesco a tirare fuori un gesto, una parola.Tutti mi vengono a trovare, meno Davide ovviamente, io imbratto tutti i muri dell'ospedale coscritte rabbiose e dolci, rinasco ora dopo ora. 
    Sabato 9 dicembre mi dimettono, l'incubo è finito, posso continuare a riprendermi tutti i pezzi di me, iniziare a riprendermi la mia vita.
    Ora sto bene, non prendo più medicine, non vado più dal dottore, ho la mia famiglia e i miei fantastici amici vicino (e, soprattutto, un fratello stupendo), la notte dormo e sono tornata almeno a 46 kg. Ho ripreso a studiare, fatto pace con Marta e Matteo, e ora mi aspettano Natale, Capodanno e, forse, un week-end a Torino...sono libera e soprattutto viva.
    Chiedo scusa a tutti per quest'anno, ma ringrazio tutti di esserci stati.